“La parola a”: intervista all’Archivio Nazionale Cinema Impresa

Il cinema, mix di tecnologia e arte, ha sempre dialogato con il mondo delle imprese e del lavoro. Come si è sviluppato e come continuerà questo dialogo? Lo abbiamo chiesto a Elena Testa, Responsabile di un’eccellenza del Canavese: l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa.
Elena Testa, Archivio Nazionale del Cinema d'Impresa

26 Aprile 2023

Cinema

Il cinema, mix di tecnologia e arte, ha sempre dialogato con il mondo delle imprese e del lavoro, a partire dalle sequenze indimenticabili di Charlie Chaplin in Tempi moderni del 1936. Come si è sviluppato e come continuerà questo dialogo, in particolare in Italia? Lo abbiamo chiesto a Elena Testa, Responsabile di un’eccellenza del Canavese: l’Archivio Nazionale Cinema Impresa.

Innanzitutto, qual è la missione dell’Archivio?

L’Archivio fa parte del Centro sperimentale di Cinematografia e nasce nel 2006 dalla volontà di raccogliere i materiali del cinema d’impresa prodotti nel nostro Paese. Oggi disponiamo di un patrimonio unico, costituito da 82.000 film. La nostra missione si è allargata dalla raccolta e catalogazione (con conferimenti da tutta Italia) alla conservazione (in cellari climatizzati), alla digitalizzazione (in nostri laboratori), alla valorizzazione (tutto l’archivio è disponibile sul canale You Tube). Ci siamo poi allargati al cinema di famiglia, a quello religioso, al film militante.

Che impatto ha avuto il cinema sulle imprese?

All’inizio del ‘900 il mondo delle aziende ha colto subito le potenzialità espressive di questo nuovo media, che – non dimentichiamolo – è nato grazie all’innovazione tecnologica, anch’essa alla base della produzione industriale. Le imprese hanno capito velocemente che il cinema rendeva possibile trasmettere la memoria aziendale, raccontare la fabbrica, descrivere a fini formativi processi e strumenti, promuovere prodotti e servizi. Il cinema fin dall’inizio non è stato solo uno strumento di comunicazione commerciale, ma ben di più. Viceversa, il cinema si è interessato da subito al mondo del lavoro. Uno dei primi cortometraggi fu nel 1895 “L’uscita degli operai dalle officine Lumière”.

Come si è trasformato il cinema d’impresa in Italia?

In una fase iniziale fare cinema era appannaggio solo delle grandi aziende, che giravano in 35 mm. Sono poi comparsi i formati ridotti più economici e maneggevoli, in particolare il 16 mm, e l’impresa ha colto subito la nuova opportunità per mettere in scena le sue architetture, il personale, gli eventi importanti e le attività legate al welfare aziendale. La prima grande discontinuità arriva negli anni ‘50 con l’avvento del mezzo televisivo: il racconto per immagini cambia, diventa veloce e breve, prevale la comunicazione di prodotto. È l’epoca di Carosello e del boom economico. Una nuova svolta è l’avvento dei formati video su nastro magnetico e poi con i file elettronici. Infine, gli anni Duemila con Internet e il recupero dei materiali di archivio, grazie a cui le aziende strutturano strategie di comunicazione e di vendita che fanno leva sul patrimonio storico delle imprese: la storia diventa narrazione e riscoperta dei valori. Oggi si parla infatti di “heritage marketing”.

Noi ci occupiamo di innovazione e tecnologia: quale sarà il futuro tecnologico del cinema?

Le tendenze in atto si vedono già con chiarezza, a partire dalla iper-archiviazione digitale. La crescita esponenziale di materiale filmico conservato elettronicamente si accompagna allo sviluppo di software di indicizzazione automatica e di riconoscimento sonoro e visivo sempre più evoluti. Questo permetterà di utilizzare l’enorme lascito che il cinema di impresa del ‘900 ci ha consegnato, altrimenti inservibile. Ci sono anche i “però”: la conversione di documenti da un formato analogico a un formato digitale è un procedimento tecnico che richiede non soltanto competenze informatiche, ma anche archivistiche. Inoltre, le risorse necessarie per conservare nel tempo questa eredità sono cospicue: ci vuole molto spazio fisico, le pellicole vanno conservate a temperatura controllata, il consumo energetico è sempre maggiore. Sono aspetti centrali per una società che sta facendo i conti con i limiti ambientali alla propria crescita. Infine, digitalizzare non vuol dire conservare: anche i file elettronici sono soggetti a usura, a perdita di informazione. È un problema molto rilevante a cui non si sta ancora pensando…

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